Berto

Era un pover’uomo che camminava avvolto nel mantello. Fumava nella sua sera nebbiosa, calzava scarpe scamosciate, indossava pantaloni di velluto, calze di lana, portava una borsa a tracolla. Andava su una bicicletta con la sella dalle molle rotte e il fanale col vetro sempre bagnato dalla nebbia. Mangiava pane umido spezzandolo da una grande micca, aveva con sé un sacchetto di carta con alcuni dolci, un fiasco di vino frizzante, un avanzo di salame stagionato. Viveva in una casa dagli ampi spazi, arredata di pochi mobili, affrescata sui soffitti alti e con il pavimento di cotto. Vi si arrivava dal portico della piazza medievale del paese, salendo una scala dai larghi gradini consunti, dal corrimano di ferro. La stufa di casa non poteva essere che accesa. Intorno a lui: corre un motorino giallo, alla guida un ragazzo dalla pelle abbronzata grida sguaiato. L’aria è torrida e il ragazzo è in maglietta dalle mezze maniche, ha il casco appoggiato sulla testa, uno zainetto sulle spalle, i pantaloni larghi e cadenti sostenuti da un’alta cintura di cuoio coprono in parte le scarpe di tela a stelle e strisce. Davanti a lui: una piccola auto sportiva. Il tetto è bianco ma per il resto l’auto è tutta blu, le gomme hanno i cerchi lucenti, alla guida c’è una giovane donna abbronzata, pettinata, firmata, occhialata, borsettata, taccoaspillata. L’auto si ferma e lei scende, si avvicina al bancomat. In auto c’è un bambino con il ciuccio in bocca, i vetri sono abbassati per consentire all’aria primaverile di entrare a rinfrescarlo. Lui gioca sul sedile posteriore con un piccolo libro dalle pagine musicali. Dietro di lui: una donna russa, il seno enorme, va a braccetto di un uomo (è il ciclista del paese) e parla ad alta voce. Ancora più lontano, più in là: alcuni ragazzi passano con zaini di scuola: sono trasandati, sia loro sia gli zaini. L’uomo dal tabarro guarda la torrida giornata estiva del ragazzo in motorino, spia il bambino sull’auto dai finestrini aperti nella giornata di primavera. Scruta i ragazzi con gli zaini mentre tornano da scuola a carnevale, ascolta il vociare della signora russa dal grande seno. Chiude gli scuri cigolanti, va alla cucina dove il brodo della minestra sta bollendo, prende dalla custodia il contrabbasso e inizia a cantare. Era Berto, il matto del paese.

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