Dipende
Non so perché col passare degli anni la mia inclinazione alla polemica si accentua ma comunque non è indice di buona capacità di comunicazione. Questo articolo di Repubblica però che mi ha segnalato un’amica riaccende per me i riflettori su di un tema che mi è caro da vent’anni e più: il segno e il suo utilizzo in comunicazione. E’ una passione e non un tema di studio, anche se in passato un pochino lo è stato, e come ogni passione unisce un po’ il bello e il brutto insieme. Il segno è un elemento dotato di significato riconoscibile in modo condiviso sulla base di una convenzione; un insieme organizzato di segni convenzionali utilizzati secondo regole condivise da una comunità è un linguaggio; l’uomo si distingue dalle altre speci per il fatto di avere un linguaggio; un indice si distingue da un segno per la sua natura non intenzionale di trasmettere significato; indici possano diventare segni col variare del contesto in cui vengono utilizzati. Alcuni esempi: il fumo indica la presenza di fuoco ma in determinati contesti indica anche una presenza umana; una finestra chiara nella notte indica una luce accesa ma in determinati contesti indica una persona in una stanza. Creare e organizzare un linguaggio fatto di segnali di fumo o di giochi di luce implica un accordo tra almeno due soggetti e non è cosa facile. Se pensiamo a un’area dove più persone comunichino contemporaneamente con questi metodi è semplice immaginare il caos. La lingua scritta, che è un codice, si avvale perciò di supporti normalmente cartacei, che hanno preso il nome di mezzi, che vengono distribuiti con varie modalità, ovvero canali. Questi hanno, tra le altre, la funzione di circoscrivere un contesto e renderlo riconoscibile. Quando un unico soggetto indirizza un messaggio a una molteplicità di utenti senza che questi possano rispondere simultaneamente con identica modalità, ci troviamo normalmente di fronte a una mezzo di comunicazione di massa o mass media. I mass media nascono cartacei ma si evolvono in altre forme quali radio e tv. Tutti questi mezzi hanno in comune la possibilità di identificare un soggetto dal quale la comunicazione parte e si indirizza ad altri: così per una casa editrice, una testata, una emittente. Cerchiamo ora su Google o nelle reminiscenze di studio il classico schema emittente/destinatario con codice, canale, referente, annessi e connessi e applichiamolo al web. Cosa accade con il web punto uno, due, tre, quattro e quant’altro? (e chi lo sa quanti sono…) Succede che in varie forme e gradazioni lo spazio diventa disponibile ai destinatari e i destinatari stessi appropriandosi di queste forme in varie modalità diventano reciprocamente canale a se stessi; generano poi nuovo codice, diventano codice. Il contesto non è identificabile in quanto frammentato e moltiplicato. Il mezzo si parla addosso: Facebook ti aiuta a convidere… Cos’è Facebook? Emittente? Canale? Destinatario? Codice? E chi è il soggetto della comunicazione? E cos’è uno status: canale, messaggio o emittente? Un profilo con migliaia di add è un soggetto della comunicazione o è un canale, o un codice linguistico? Le pause, perciò, che già nella nostra lingua in continua evoluzione sono impropriamente segnate dalla punteggiatura utilizzata in modo enfatico e quindi ben al là della loro funzione grammaticale, cosa sono e come si si situano? E uno status che varia ogni giorno o che per giorni non varia è un indice, un segno? E in quale ordine si muove? A tutti voi, noi, soggetti, destinatari e segni, buon divertimento.