Muore una ragazza, Eluana, considerata dai più già morta e i suoi genitori non vanno al funerale. Muore e intanto, dal giorno dopo e dal giorno prima, nascono associazioni per libertà di non idratazione e non alimentazione (che tradotto in italiano corrente significa grosso modo: non nutritemi se non ce la faccio a portare da solo il cucchiaio alla bocca); muore ma si urla che è già morta e intanto chiunque la pensi diversamente, pensa cioè che esiste un limite di non conoscenza sullo stato vegetativo di fronte al quale occorre rispettosamente fermarsi, viene accusato di intransigenza talebana.
E’ la vita: ce n’è di vivi che sembran morti e ce n’è di morti che ancora camminano sui due piedi atteggiandosi a vivi. Ma di Eluane presto, o non tardi, molte purtroppo ce ne saranno: di varie età, sesso (o meglio gender, che anche sesso non si può più dire perchè poi ci si ricorda che il sesso è una cosa da cui vien la vita e quindi niente sesso: peggio che all’oratorio) di varia condizione, con o senza genitori e tutori.
Ma questa Eluana mi ha colpito alla fine per una cosa: il funerale mancato, o meglio disertato, dai genitori. Un funerale attende ognuno di noi, ci attende come momento dell’ultimo saluto. Lo si da’ a tutti. Perché stavolta non salutare? Perchè bisognava riaffermare così che era già morta: un corpo respira ed è morto, apre gli occhi ed è morto, deglutisce ed è morto. No, dico, non si saluta chi si finge di non vedere che esista. Ed Eluana non è stata salutata per questo: non poteva esistere.
Insomma è dura. Però c’è ancora qualcuno che non intende arrendersi.
Prova ne sia che in occasione del centesimo anniversario della morte di Geronimo, il famoso e leggendario capo Apache, perfino suo nipote non fa l’indiano: Harlyn Geronimo ha querelato Obama e altre autorità, tra le quali il ministro della difesa, perché pretende la restituzione di ciò che non riesce ad avere: i resti del bisnonno, a suo dire trafugati e risepolti in parte a Fort Sill nell’Oklahoma e in parte a Yale. Senza, dice il nipote, non sarebbe possibile effettuare la tradizionale cerimonia indiana e il suo spirito, suo di Geronimo, non avrebbe mai pace. Ecco questo è uno che non si arrende.
Però come mai manca un teschio ai resti di Geronimo? Pare sia stato l’Ordine teschi e ossa degli studenti, a cui appartennero tre generazioni di Bush e lo stesso presidente neo dimesso, ad averli sottratti. Bisognerebbe capire come mai in un paese di chiara ipirazione massonica, esistano almeno due generazioni di presidenti che appartengono o hanno appartenuto a una setta che si dice sia satanica, ma questo è un altro capitolo.
Intanto che capiamo però, noi portatori di bandana, rendiamo onore al grande capo indiano che è morto triste, prigioniero in una riserva Usa, ma comunque indomito e ancora sapendo cosa vuol dire morire tanto da averlo in qualche modo trasmesso al pronipote. Geronimo lo assimiliamo quasi a Bobby Sands, anche lui morto come prigioniero di guerra e in carcere fino alla fine per la causa dei cattolici irlandesi.
Il grido dei paracadutisti americani, di tutti i ragazzi che per gioco, evocazione o incazzatura hanno almeno una volta gridato a Geronimo e di chiunque altro voglia unirsi, possa fungere da ultimo saluto a lui e a tutti coloro che dei loro cari non hanno per svariati motivi potuto avere il saluto.
L’idea che non ci siano andati perché lei (la madre) è gravemente malata e lui (il padre) perché al funerale avrebbe trovato un po’ troppi cazzoni riuniti a “dimostrargli” che LORO, sì che LORO amavano sua figlia, mentre lui no, questo immagino che non ti sia venuto in mente, eh?
Sì mi è venuto in mente. Ma è insignificante. Uno che sostiene che la figlia soffre e la lascia per 17 anni a soffrire, evita accuratamente qualsiasi via – legale o no – per liquidare privatamente la questione alla quale imputa la sofferenza della figlia che dice di amare, poi aspetta una soluzione giuridica che lo metta al riparo da tutto, poi dice alle uniche persone che hanno accudito la figlia che non le perdona, non ha le palle. Perciò non poteva temere che gliele strappassero. Se poi tiene comizi e si da alla politica (di qualsiasi segno) lucrando fama dalla vicenda è anche uno sciacallo. Sulla madre, invece, hai ragione: non mi è venuto in mente.
Capisco. Siamo alla solita disgustosa e ridicola scena del cattolico (sedicente credente e discepolo del Dio che diceva: Non giudicate per non essere giudicati) che passa la vita a tranciare giudizi sugli altri, e specie su chi non conosce affatto. L’idea poi che “avere le palle” (i) abbia una rilevanza qualsiasi per chi ha passato l’adolescenza e (ii) debba essere giudicata alla tua misera stregua, si commenta da sola.
Addio, ho perso fin troppo tempo a credere, contro l’evidenza, che avessi un cuore e un cervello.
KK, ti avevo risposto, d’istinto, in un modo ben più duro… ma invece ti dico soltanto: torna se vuoi, non sei obbligato; nel caso sei ben benvenuto.