Diamo spazio … (il mio augurio)
Pubblicato da Guareskj il 20 dicembre, 2008 · Lascia un commento
Di solito non aggiorno post già scritti ma oggi, Natale, faccio un’eccezione
20 dicembre 2008, Diamo spazio … (il mio augurio)
C’è un quotidiano incessante richiamo sul tema dell’incoerenza. Un richiamo e un grido che ormai riecheggia ovunque: sugli editoriali dei giornali, nei commenti della gente e dei politici, nelle famiglie e tra gli amici. Sembra quasi di sentire un continuo ronzio, ma di più, un gridare e uno stridore del pensare che dice: anche tu sbagli, ricordatelo. Ecco qui la prova, guarda, ed eccola lì di nuovo. Ma di nuovo, in questo, invece non c’è proprio niente. E’ vero: sbagliamo tutti e da sempre. E allora? Ma questa mi sembra l’inconsapevole ricerca di un alibi per dire che, ecco, non vale la pena: non vale credere alla bontà (lo vedi che tanto poi sei incoerente?) neanche alla mia. Questo ognuno dice fra sé: non do spazio alla mia di bontà né tantomeno a quella di un altro. Tanto poi si cade. Questa ricerca dell’incoerenza che non risparmia neppure se stessi è molto più che un dito puntato: sembra una forca pronta, alla quale impiccare ognuno di noi come un Giuda deluso. Io dico: diamo spazio anzitutto alla bontà, diamole credito. Tutti l’abbiamo vista e sentita almeno una volta nello sguardo di nostro padre e di nostra madre o di qualcuno che ci è stato realmente amico. Diamole spazio allora a questa altrui e nostra bontà che sentiamo e che cerchiamo e che ci cerca, ci chiama: rispondiamo, ricominciamo a darle spazio. Anche quando ci sembra pericolosa perché potenzialmente capace di toglierci tutto. Non è così. E’ nato.
Buon Natale.
25 dicembre 2008, Christmas o Natale?
Metto qui un breve testo che è alla fine niente più che una personale riflessione. Non pretendo sia vera: è solo quel che penso. E anzi la penso anche grossolanamente come faccio io: taglio fuori un sacco di roba che le menti più fini scandaglierebbero. Allora: partiamo dal fatto che noi diciamo “Natale” e diciamo anche ” Christmas”. Son due parole diverse: una è anglossassone e l’altra è nostra, una c’ha dentro l’etimologia della cristianità, l’altra no. Una, Christmas, è poi legata a canti e atmosfere: dai cioccolatini al brandy, alle più note atmosfere di film e di spot dei buoni sentimenti, dalla Coke a Barilla diciamo.
L’altra parola, Natale, sa di famiglia, magari per qualcuno anche di asilo delle suore, poi di scuola e di palle di neve, di regali e di bene autentico di chi crede. In questo secondo termine, ci stanno una miriade di sfumature intangibili legate ai nostri usi e costumi: i ritrovi in famiglia, le vacanze su in montagna, i viaggi in autostrada la mattina del 25, le Messe di mezzanotte e non. Un po’ un polpettone misto, e mistico, di buoni sentimenti, tradizione, bontà autentica, shopping in centro e anche in Autogrill, abbracci alla e dalla zia. Insomma se il primo, Christmas, è la festa dei buoni sentimenti vaporosi e anglossassoni, anche l’altro è divenuto un po’ la festa delle buone tradizioni ruspanti e con lenticchie; con un incrocio di significati e vissuti comuni che però, lamentano molti, hanno a che fare più con l’euforia che con la felicità. Ma insomma: questo o quello pari sarebbero, per il vissuto analogo che si tiran dietro; cioè l’uno ha almeno influenzato l’altro.
Però io preferisco Natale.
Perché è vero che in Christmas c’è dentro il Cristo, ma nel Natale c’è dentro che è nato.
Di là si parla, si dice di Cristo, ma è un cristianizzarsi, è una self-cristianizzazione se così si può dire: conta invece solo la tua intimistica percezione; se Cristo emerge o non emerge, si pone o non si pone, è affar tuo e solo tuo.
Qui, invece, il Natale ti dice già di un fatto: una nascita. Natale. Quindi preferisco Natale: parola che ci ridice che è nato. Dice di un fatto. Ed è questo che conta, a noi tocca invece farci i conti. E di nuovo Buon Natale.
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