Obama nell’alto dei cieli
Premetto che, come ho già detto un po’ in giro anche su vari blog, a me Obama sta simpatico e facilmente l’avrei votato. Ma Obama è nero? No. Dal punto di vista tecnico è mulatto. Poi: non è afroamericano; è laureato a Harvard (dove solo una percentuale minima degli studenti americani, bianchi o neri non importa, riesce ad accedere); non ha nulla in comune con la maggior parte dei neri d’America; i suoi avi non sono stati schiavi nelle piantagioni di cotone; ha ricevuto l’appoggio di importanti politici conservatori sia neri che bianchi. La favoletta del bovero negro che ge l’ha fadda ce la possiamo raccontare fra noi fingendo di crederci: da questo a dire che sia vera ce ne passa. Io avrei tutti i motivi politici per contrastarlo: è un democratico, è abortista, non è cattolico e forse neanche cristiano, è diventato, in Italia, il simbolo di un’area di sinistra, dai tratti spesso ancora sinistri anche senza le frange estreme che caratterizzavano la scorsa alleanza di governo. Nonostante tutto ciò l’avrei votato. Oggi chi dice “razza” è trattato come individuo di specie non umana in quanto, si afferma, non conosce le regole della convivenza umana. Così è da quando l’antropologo inglese Ashley Montague, a metà del secolo, scorso introdusse col suo “La razza. Analisi di un mito” il concetto, poi universalmente condiviso, che parlare di “razza umana” sia inconcepibile per l’uomo; da quel libro discendono le risoluzioni dell’Unesco sull’argomento. A me dell’Unesco non me ne frega niente. E oltretutto scopro ieri su Il Foglio che Ashley Montague si chiamava in realtà Israel Ehremberg e che aveva cambiato il suo nome ebraico. Dico, dunque, che io sono di razza umana e che Obama è di razza umana. Entrambi siamo qui per un destino diverso ma identicamente voluto e misterioso. Questo ci accomuna e mi basta. Quindi per me Obama non è abbronzato è negro. E io lo dico e dico che, fossi stato negli Usa, avrei votato un negro. Anche se la sua posizione su: inizio della vita umana, fine della stessa, aborto, è stata da lui trattata fino a oggi in modo pilatesco e indegno di un uomo e quindi ancor meno di un uomo che si propone a presidente della più potente nazione del globo terracqueo. Il valore simbolico di un nero, anzi di un negro, alla Casa Bianca è enormemente superiore a valutazioni di orientamento politico e anche, ritengo, alle conseguenze di queste, che non dipendono, negli Usa come altrove, unicamente dal pensiero del candidato eletto. Obama è, simbolicamente, un negro: non un meticcio, un mulatto, un abbronzato. E qui ha spinto e spinge perché da qui trae la sua forza politica. Non facciamo finta di non capirlo o non saperlo. In realtà è un uomo creato da Dio ed è l’unica cosa che conta su questo strano, politicamente pilotato, argomento. Questo è il motivo per cui, per me, Silvio e le sue carinerie politiche possono fottersi. E con lui chi le strumentalizza a oltranza cercando di divinizzare Barack Hussein con vacui “Obama in excelsis”.