Halloweekend

Eccoci prossimi alla fatidica data, che ognuno di noi ha motivo per ricordare per una morte che ci ha toccati da vicino o da lontano. La mano ossuta di mia nonna mi teneva stretto mentre mi portava sul vialone che conduce al cimitero di Fontanellato; il viso gonfio di alcool del custode del mio cimitero mi ha fissato stranito quando ho bussato alla porta, che non voleva aprirsi, alle venti di una sera nebbiosa di dicembre dell’85. Erano, quelli, giorni in cui la morte ancora si temeva. E la si irrideva solo talvolta e di nascosto: le ossa dei morti e il pane dei morti venduti nei supermercati e nelle pasticcerie d’infanzia e gioventù li rosicchiavamo e li masticavamo con golosità unità a reverenziale timore. Oggi inizia invece il long week end di chi la morte ha per compagna di vita senza saperne sostenere lo sguardo. Eccoci al week end della morte. Il week end di chi della morte non sa anzi non vuole anzi non può aver paura. E perciò la festeggia pubblicamente in luoghi privati. Dolcetti e scherzetti a noi estranei ci giungono in concomitanza con carnevaleschi cortei del non senso diffuso, dove genitori paurosi del domani accompagnano figli già oggi impauriti tenendoli con mano pingue e molliccia; timori diversi tentano così di sostenersi a vicenda e finiranno nell’irrisione di una festa serale non sapendo dove altrove rivolgersi. Pare un esito, una nemesi: dopo aver invocato per mesi la morte di Eluana, una donna viva, dopo una speranza di morte durata mesi, anzi dopo una morte data per certa da una scienza che pretende di tutto catalogare senza conoscere,  dopo mesi di attesa di una morte che solo grazie al Dio misconosciuto tarda a venire, oggi domani e dopodomani si festeggia apocalitticamente una morte che non c’è; una morte ignorata e lontana e al tempo stesso evocata per ignorarla sempre più. Una morte lontana dai cimiteri e dagli affetti, una morte del ricordo fatta apposta per allontanare il ricordo della morte. Una finta morte il cui tratto più terribile non è putrescenza, né dolore, né mancanza  d’amore, ma uno sconosciuto non essere. Una morte che oramai, è stato decretato dai cortei studenteschi dell’antieducazione autorizzata da insegnanti e genitori e presidi, è senza neppure la possibilità di un maestro di scuola che ne disegni i tratti; senza possibilità di padri che ne annuncino il senso e poi di amici che ne colmino il vuoto. Ma sotto la maschera plastica della festa notturna anche il sorriso di plastica già s’intravede e si accompagna a occhi rossi sbarrati verso un obiettivo casuale e a un margarita ricolmo del loro nulla. Chi ha un amico, magari non solo su Facebook, se lo tenga e lo segua.

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