Storia, fede e fatti (Sunset limited)
Mah, sono un po’ di giorni che c’ho questa cosa da dire: è un riassunto che mi porta via un po’ di tempo perché lungo e però m’interessa pubblicarlo perché il caso, la coincidenza, il fato o tutti e tre insieme hanno voluto che tornasse attuale per via di una recente discussione sul blog di Cloro. Lì si è parlato della storicità del fatto cristiano e se si possa dire storica la vita di Cristo; su questo c’è chi dice: non è vissuto, chi dice che è vissuto ma non è risorto, chi dice: sarà anche vissuto e risorto ma non c’entra con me. C’è infine chi dice: è vissuto ma non posso dire se l’esser risorto c’entri o no con me perché non ho modo di verificare un fatto che non è classificabile come storico, perciò su che m’interroghi? Insomma un casino.
Ma poco prima di tutto questo ecco che: una tale si suicida temendo che il Big Bang artificiosamente creato c’inghiotta; un altro al quale vien detto che ha poco da vivere ritiene di farsi fuori, godendoselo, il patrimonio che ha da parte, lo fa nei pochi mesi di vita che gli restano da vivere ma poi denuncia i medici che gli han dato la falsa notizia cui ha dato retta. insomma c’è chi riesce a dar credito, anche troppo e in modo stravagante, alla scienza e ci finisce pure male. E’accaduto.
Intanto arriva anche l’11 settembre e tra le molte voci riemergono anche quelle complottiste, quelle cioè che tendono a dire che questo 11 settembre è una montatura finalizzata alla guerra Usa in medioriente, sono gli stessi che più o meno dicono che l’uomo non è andato sulla luna e in molti casi coincidono con chi nega l’Olocausto. E’ un discorso lungo e che contiene molte posizioni, spesso assai sfumate: da chi dice che nulla è sucesso a chi dice che è successo “ma…” e via dicendo.
Mi sovviene allora di una vecchia polemica, chiamiamola così, tenutasi sempre sul blog di Cloro mesi fa. Fu una disputa, per la verità in più fasi e trasversale a più post, che mi vide coinvolto come un gladiatore, o meglio come un povero cristiano, nella fossa dei leoni. A difendermi, ad armi impari contro la miriade di interlocutori che mi attaccavano, ero solo. La disputa aveva a tema la ragionevolezza del credere ed era stata introdotta dalla stessa Cloro che aveva poi ceduto in realtà il passo a un “tipo” che teneva concione sulla presunta supremazia civile e intellettuale dell’ateismo. Io portai a sostegno della mia tesi della ragionevolezza del credere l’esempio e l’argomento dell’invito a cena. Invito a cena? Sì. Se t’invito a cena, dissi, tu vieni a cena? Sì. E cosa ti permette di credere che io ci sarò, a quella cena pur non essendo tu mai venuto a casa mia, non sapendo dov’è e mancando dunque di ogni prova della reale esistenza della mia abitazione, di mia moglie che cucina e di una tavola apparecchiata? Eppure tu vieni a casa mia. Credere è dunque ragionevole e anzi possiamo dire che compiamo quotidianamente simili atti di fiducia, di fede. Cosa allora non permette di dar credito a un fatto di 2000 anni fa? La distanza fisica o temporale? Eppure se dico c’è la luna, che è molto distante, tu credi che la luna esiste ma non ci sei mai stato. Semplifico, ma il concetto che ribadisco è: siamo abituati quotidianamente a credere e compiere atti di fede.
La cosa ebbe anche toni assai caldi e fu forse in quell’occasione che, accusato di mancanza di logica, misi a fuoco ciò che ha dato vita a questo blogghetto, e cioé: c’è qualcosa che la logica non comprende ma cui la ragione apre. Non è quindi la logica che spiega ma è la ragione che tende a capire sempre il più possibile e che consente di farlo sempre di più, ogni volta che ti guardi intorno di più, perchè non è misura ma una finestra aperta. Ecco, mi son detto e ho capito meglio, ci son cose che la logica non mette in fila ma che la ragione accoglie. Nasce così, dal desiderio di contribuire a questo, il qui presente blogghetto.
La conclusione la faccio in breve: non siamo in grado di dar credito a un fatto, testimoniato, accaduto 2000 anni fa, ciascuno adducendo ragioni proprie; diamo però credito a un ipotetico nuovo big bang, di cui nulla sappiamo, e ci giochiamo così la vita; diamo retta a sentenze della medicina, della quale medicina nulla conosciamo, mentre quella pretende di dire tutto di noi e sprechiamo così, tentando con artificiosi mezzi di procurarci attimi di felicità, la vita. Perché?
Perchè si dà tanta retta a un medico che dice: lei ha tre mesi di vita o si prendono alla lettera le parole di chi afferma: riprodurrò il big bang; perchè ci si gioca la vita partendo da un timore, una paura; perchè si dà retta a un medico, che può sbaglaire e poi sinfatti baglia, o ci si intende col linguaggio dello scienziato fino a fraintenderl ìo e poi non si ascolta un uomo? La domanda corre anche sulla linea metropolitana e tra le pagine di un bel libro che affronta proprio questo tema: Sunset Limited di Mc Carthy (Einaudi, 11 euro). E la risposta?
Eeeeh. la risposta……
Realtà.
Tutto si gioca sul significato di questa parola.
L’aspirante suicida a mezzo Sunset Limited non riesce a vederla per come è, e fin qui nulla di male. Si può essere anche scemi a questo mondo.
Ma continua a non vederla anche quando qualcuno (il negro) gli si accompagna per disvelarla, per farla apparire per come è, e lo persuade.
Allora non vuole vederla.
Siamo tutti un po’ aspiranti suicidi.
Uè, Giovanino, vuoi dire in altre parole che tutti vediamo solo un pezzo di realtà. E va bene, ma non è mica così scontato che tutti abbiamo qualcuno, un negro, un oste, un benzinaio, che sia disposto ad accompagnarci per “disvelarla”. O no?