Eutanasia: neanche se m’ammazzano

La vicenda di Eluana mi fa dire: “Eutanasia? No, neanche morto”. E’ il mio modo di dire che il mio testamento biologico con consenso a staccare una fantomatica spina mai l’avranno nè mai lo potranno “desumere” dal mio atteggiamento in vita. Neanche morto, neanche a morire, neanche se m’ammazzano, sono espressioni paradossali del parlato popolare che significano grosso modo: mai, non voglio, non cedo. Giovanni Guareschi, scrittore ma uomo del popolo, diceva: non muoio neanche se m’ammazzano, per testimoniare la sua ostinata lotta a tutti i costi contro il pensiero comunista e più in generale contro gli anticlericali, chi gli voleva male o forse addirittura lo voleva morto. I paradossi sono interessanti: aprono a qualcosa che la logica non riesce a leggere fino in fondo. Ma mentre l’espressione paradossale popolare contiene un sentire positivo, esito di esperienza, di arguzia quotidiana o anche di saggezza (pensiamo a detti come: neanche morto, non è facile è semplice, chiedi l’impossibile) il paradosso teorico è il prodotto di una logica, teorica appunto, che tenta sfidandosi di tenersi in vita, ha la pretesa di poter spiegare  tutto e se stessi pensando astrattamente, è il tentativo estremo e inane di autoreferenzialità. Il paradossale nella vita quotidiana, invece, noi lo chiamiamo spesso imprevisto, l’inatteso, il caso, o mistero. Bertand Russell, comunque, s’inventa un paradosso, molto carino e avvincente, in cui il barbiere di un paese rade tutti, e solo, quelli che non si radono da soli. Ma il barbiere può allora radere sé stesso? Se rade se stesso, radendosi da solo non è più vero che rade tutti gli uomini che non si radono da soli. Se non si rade, e si fa radere, ecco dunque la contraddizione: non è vero che è il solo barbiere del paese. Per questo paradosso teorico Russell è conosciuto e ricordato come colui che ha messo in crisi la logica tradizionale aprendo alla così detta “insiemistica” (io non m’intendo né intendo molto né della prima nè della seconda). Ma che c’entra tutto questo con la vita quotidiana? C’entra perchè cogliere contraddizioni e trovare ragioni, quindi giudicare ciò che facciamo, è impegno quotidiano di ognuno. Ma il paradosso del barbiere è pura teoria: che si rada da solo, che si faccia radere da sua moglie, faccia un po’ quel che vuole, a noi non tocca la vita. Groucho Marx, il comico più famoso dei tre famosi fratelli, c’ispira invece, almeno, più simpatia quando dice: “Non potrei accettare di far parte di un club che avesse me fra i suoi membri”. Fra le pieghe di questa logica illogica, che lascia intravedere qualcosa di simpatico e di umano, che ci lascia attoniti e sorridenti passa un’umanità, passa l’errore anch’esso simpatico, quello cioè che non viene teorizzato ma semplicemente accade. Giovannino Guareschi segue e percorre questa strada per intero quando dice: “non muoio neanche se mi ammazzano” e io, a mia volta, lo seguo volentieri quando all’eutanasia dico: “no, neanche morto”.

2 Responses

  1. Riassumo in un unico scritto le ultime mie riflessioni su Eluana, al fine, non di posticipare di qualche giorno la sentenza hitleriana della cassazione, ma volesse iddio, per scuotere le coscienze di noi, esseri umani prima di tutto.

    Eluana, la morte è in viaggio. Che qualcuno annuli il volo!

    Prima della sentenza
    Qualcuno sa dire se Eluana soffre?
    Se ha mal di testa, dolori allo stomaco, vomito o se ha coscienza del dolore e delle sofferenze?
    Nella stessa misura nessuno saprà dire se invece Eluana è serena, in pace, sogna, spera, prega.
    Qualcuno sa dire se Eluana vuole vivere o vuole morire ora?
    Che senso e che valore ha, che abbia preso una decisione dieci o venti anni fa?
    E’ in coma permanente o in coma persistente?
    C’è con assoluta certezza la totale e irreversibile assenza della coscienza?
    C’è con assoluta certezza la totale e irreversibile assenza dell’inconscio e della funzione onirica?
    Se non c’è, come fai padre, medico, giudice, UOMO a farla deliberatamente morire?
    E intanto sono davanti alla tv in attesa, come penso voi, anche se con aspettative diverse.
    Che la “mente profonda” dei giudici faccia arrivare la sua luce alle loro coscienze sottomesse alla ragion comune.

    Dopo la sentenza
    La sentenza della cassazione è arrivata,
    La luce non s’è accesa,
    la ragione del senso comune è prevalsa,
    il buio ha inghiottito la speranza
    e la morte arriva sollecitata.

    Vespa del senno del poi
    Se Bruno Vespa avesse anticipato di un giorno la trasmissione “porta a porta” sul caso Englaro, cosa che poteva fare benissimo, con gli stessi protagonisti e le medesime argomentazioni sulla CULTURA DELLA MORTE contro la CULTURA PER L’AMORE DELLA VITA, la sentenza della Cassazione SAREBBE POTUTA CAMBIARE

    Mille commenti
    Qualcuno ha scritto: “Ma la vicenda a questo punto andrebbe vissuta con più riservatezza familiare, mi rifiuto di assistere alla morbosità di contare gli ultimi respiri di questa ragazza in diretta televisiva”.Rantoli vuoi dire!
    Facciamo un semplice calcolo, basato su 16 respiri (o rantoli) mediamente al minuto.
    16 x 60 = 960 in un’ora;
    960 x 24 = 23.040 in un giorno;
    23040 x 15 = 345.600 in 15 giorni
    Io padre, caro qualcuno, mi suiciderei piuttosto che assistere a questa INUMANA tortura non prima di aver fatto, però, il mio

    “testamento biologico”
    che Trascrivo d’impulso.
    Io Blanco Michelangelo, cardiopatico da 19 anni,
    più volte rivascolarizzato, in terapia e sotto controllo permanente,
    in piena facoltà di intendere e di volere,
    chiedo che in caso di intervento chirurgico, cosa affatto improbabile,
    di non voler essere operato dal prof. Umberto Veronesi né dal prof. Ignazio Marino,
    cosa invece molto probabile per uno sconosciuto come me,
    né da tutti i chirurgi favorevoli sia all’eutanasia che al testamento biologico.
    Do invece pieno consenso in caso di morte all’espianto di tutti gli organi ad eccezione del cuore, ovviamente, e del cervello che non servirebbe a nessuno.

  2. Ciao Michelangelo, anch’io qualche timore l’avrei a sottopormi sotto certi ferri…

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