Sacrifici umani e disumani (ma senza esagerare)

Caso a) Una ragazzina di 16 anni si mette a dieta per mesi e mesi: mangia e vomita a giorni alterni, dice sto male ma me ne fotto, si riduce a venti chili; e questo è lecito, consigliato, condiviso; fa niente se crepa. Nascono, sì, siti di condanna dell’anoressia e di condivisione delle diete, si fanno campagne stampa internazionali, ne parla Nicoletti su Radio 24, si sprecano i pro e i contro. Ma il punto, però, non è se è bene o male: è  certamente bene. In nome di una linea e di una tendenza che vanno assecondati e per i quali è giusto ognuno faccia ciò che più gli aggrada, è bene. Cosa è male? L’eccesso. L’importante è non esagerare. Desiderio controllato, senza esagerare: poca droga, poco alcool, poco sesso, pochi figli, poco amore. Può affascinare un sedicenne una vita così “moderata”? Di più: può affascinare un uomo?

Caso b) Una ragazza è in fin di vita da 12 anni, il padre non ce la fa più e perde la capacità di starle a fianco. Dice: faccia la natura; si dimentica che la natura ci metterà quindici giorni, il sangue si addenserà, il fisico di sua figlia sentirà tutti i sintomi della disidratazione, sarà qualcosa di simile a quando stai male nel sonno. Solo senza potersi svegliare. Per quindici giorni, prima di finire. La gente cosa dice? Dice: ma non rompetegli i coglioni e lasciatela crepare in pace. Non soffrirà, e se soffrirà non lo sapremo; suo padre non lo saprà; lasciamogli interrare il pensiero e la domanda che chiede se questo sia bene o no per sua figlia. Insieme interriamo tutte le nostre domande e non rompete.

Cos’hanno in comune i due esempi? La moderazione. Sono entrambi figli dello “stare attenti a non esagerare”. C’è qualcosa, a mio parere, che non gira in tutto questo, un non capire e un non capirsi. Il link qui è per provare a ricomprenderci.

ps: poi c’è sempre l’opzione di un qualcuno, armato di tanto coraggio, sincero sentire e soprattutto di un’arma da fuoco carica, che entri nella sua stanzetta - di Eluana - e le spari. Ma non so se auspicarlo davvero.

6 Responses

  1. Cosa c’entra esattamente la “moderazione” (concetto, tra l’altro, che è tipico proprio dei cattolici)?
    Non ho capito.

    KK - 22 Luglio, 2008 at 2:04 pm
  2. Ciao KK. E’ la moderazione del desiderio. Il giudizio comune che non distingue bene e male, non perché non voglia ma perché non è in grado; sceglie così solitamente il giusto mezzo. La riduzione del desiderio è la riduzione di tutte le aspirazioni umane ed entra in campo o perchè siamo stati ben lavasciugati, meglio: macinati, dalle difficoltà della vita quotidiana o perché vi abbiamo acconsentito preferendo un’utile scorciatoia. Il padre di Eluana in cuor suo chiede certamente la vita per sua figlia.

    ps: quella della moderazione è un’etichetta esito di un luogo comune oratoriano e sagrestano; personalmente il motto che insegno ai miei figli è chiedete l’impossibile, sperate contro ogni speranza.

    guareskj - 22 Luglio, 2008 at 2:43 pm
  3. Non lo so, non mi sembra convincente. L’anoressia non è un’”esagerazione” della dieta, e non la si combatte “non esagerando”. Nè vedo cosa c’entri la moderazione del desiderio col padre di Eluana, anche se la sua decisione fosse davvero solo frutto di stanchezza o rassegnazione.

    Fai bene (era quello che diceva il Capo, d’altronde :))- ma “oratoriano e sagrestano” mi sembra un eufemismo…

    KK - 22 Luglio, 2008 at 4:53 pm
  4. L’anoressia è anche o può essere un’esagerazione della dieta; ma il punto è il giudizio non la malattia. A chi ne soffre, e a chi ne è attratto, non si dice “guarda che a non mangiare crepi”, “guarda che il punto non è come appari ma quel che sei”, si dice invece “beh, sì, la tagia 40 ha il suo fascino ma non è per tutti”. Accontentati. Al padre di Eluana la gente sta vicina o pensa di star vicina dicendo: “ok, non si può andare avanti a soffrire per tutta la vita…”; mollare il colpo è comprensibile. Il punto è che è comprensibile ma non è umano, di fronte a una figlia. Ma il mondo sembra cospirare per dire “accontentati”. Forse possiamo parlare di accontentarsi, di non esagerare, più che di moderazione. Il concetto è quello però…
    Il Capo quale?

    guareskj - 23 Luglio, 2008 at 11:25 am
  5. Il Capo=Gesù Cristo.

    Mah. Le malattie (come l’anoressia) non sono “esagerazioni”, sono malattie. Ma ammettendo che il giudizio nei confronti degli anoressici sia “non esagerare” (anziché “se non mangi crepi” o “non conta come appari ma come sei”) non capisco questo come giri nel caso di Eluana. Perché ci vorrebbe più coraggio nel continuare così piuttosto che nello staccare la spina? Chi può dire quale delle due decisioni sia la più estrema, la più difficile, la meno “moderata”? E soprattutto, ha importanza? Non ci dovremmo piuttosto chiedere qual è la scelta giusta?

    KK - 23 Luglio, 2008 at 11:44 am
  6. Beh, in questo senso son d’accordo. Se alla fine uno si pone la domanda e anche non sa rispondere è un passo rispetto a come stanno ponendo le cose i giornali. La mia provocazione intende comunque mettere in evidenza che la filosofia dell’accontentarsi è trasversale: una specie di parola d’ordine comune a più ambiti. Nello staccare la spina si chiede in sostanza di accantonare la domanda perché è troppo difficile rispondervi. E’ una domanda che può immobilizzare, difficile da reggere. “Mettila via” e stacca il sondino; “non pensare a quel che succede” … mi sembra di sentire quella vocetta bastardina che quante volte fa accantonare, a ciascuno di noi, piccole e grandi cose quotidiane. Accontentarsi è in fondo non vivere tutto, omettere qualcosa. Ma io butto lì cose ad alta voce…

    guareskj - 24 Luglio, 2008 at 12:36 am

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