Gianni e la lepre

La lepre interruppe improvvisa la corsa: muoveva gli arti anteriori e posteriori per proseguire ma una forza sconosciuta la teneva. Gli occhi sbarrati e impauriti, la scossa che noi umani chiamiamo adrenalinica le scuoteva il corpo intero, il respiro sospeso per andare a finire chissà dove, nessun pensiero, una sensazione sconosciuta e improvvisa durata un attimo. La freccia era entrata dall’orecchio destro ed era parzialmente fuoriuscita dal sinistro creando l’ostacolo che a destra e a sinistra aveva imbattuto i due pioppi. La lepre continuava così a scalciare nel vuoto: spinta da un’energia vitale ormai finita, convinta di correre una corsa che ormai non poteva più essere, quasi sospesa da terra. Gianni si avvicinò alla lepre e posò l’arco sul terreno fra l’erba e i cespugli. Mosse l’animale selvatico per constatarne la morte comunque evidente e lo sollevo per le due orecchie, poi lo guardò frontalmente tenendolo alzato per le due estremità della freccia. Incredibile, disse, credevo di averla mancata e invece guarda qui di che precisione è capace il caso. Se avessi mirato all’orecchio non avrei mai potuto ottenere un effetto simile. Sarà dura togliere la freccia, però.

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