Ho scritto il post di Gianni e la lepre perché vorrei parlare in realtà del mio amico Alessio. Su Eluana, io e Alessio la pensiamo in modo diametralmente opposto. Lui dice: deve morire, convinto che io stia per dire che deve vivere. Cosa che io non dico. Io dico parole non mie che sono divenute il mio giudizio: non si può parteggiare per l’una o per l’altra parte (la vita o la morte di Eluana) ma solo stare di fronte al mistero cui questo dolore richiama, alla domanda che pone. Per telefono con Alessio ci siam capiti al volo dopo due battute, mentre gli spiegavo anche che l’immagine provocatoria del sangue e dell’ascia contenuta sul post di Eluana mi deriva dai racconti di caccia, e non solo, di Gianni Lalli, il direttore creativo mio, suo e di Carlo Marazzi. Anni passati. Con Alessio c’è sempre stata però questa intesa, pur essendo io un conservatore e lui un progressista (e quasi un comunista). Ma anche oggi, un’ipotetica repubblica immaginaria potrebbe essere governata da Alessio e me: con Gianni Lalli alla difesa a tirar frecce che trapassano le orecchie dei soverchi governi stranieri e dei terroristi di ogni fede e razza. Altro che Afghanistan, altro che Iraq, altro che Iran coi suoi missili veri o finti, altro che Israele… fanculo Osama (e anche Obama).