Perché non spararle? Perchè togliere il sondino, privarla d’acqua, attendere che il sangue si addensi, fatichi a scorrere e lei inizi così a sentire il senso di di fame e sete, la disidratazione che i medici dicono che inevitabilmente subirà e sentirà? Cosa significa: la natura faccia il suo corso? Se ti prendo e ti appendo a testa in giù e così messo ti lascio attaccato a un albero finché non schiatti, ho lasciato che la natura faccia il suo corso? Se smetto di dare da mangiare a un figlio, lascio che la natura faccia il suo corso? Se stai soffocando e non ti do l’ossigeno ho evitato l’accanimento terapeutico? Che pietà è e che amore è quello che fa dire: lo faccio perché non soffra più, ma non si interroga poi sulla reale sofferenza che l’atto genera? Si prenda piuttosto una siringa, una pistola, un’ascia, e si abbia il coraggio di vedere e mostrare in tutta la sua bruttezza e brutalità il dolore, il sangue, la sofferenza, la crueltà che porre fine premeditatamente a una vita umana sempre comporta.