Di nuovo su Rosalia (giusto per affermare che del consenso me ne fotto)

Giusto perché qualcuno potrebbe dire che cerco consenso, spiego che questo blog ha avuto circa 1200 visite in quattro mesi, ovvero circa trecento visite al mese, dieci visite al giorno e tenendo conto che poi ci sono state giornate misteriose in cui ho contato (non io ma il counter) la bellezza di 65 visite, ciò significa che ci sono stati anche giorni e giorni in cui al confronto di questo blog la luna sembrava abitata. Lo dico così mi tolgo il peso: non me ne fotte alcunché dell’improbabile consenso che potrei mai (dico mai) generare: questo blog è meno che un diario. E’ un blocco appunti, un insieme di fogli di un block notes stracciato, pagine tenute insieme da graffette, piegate e poi riaperte senza alcuna periodicità. E quindi, se è vero ciò che diceva Alberto Brasioli una sera di settembre di venti e oltre anni fa quando ci si trovava in una sorta di circolo letterario clandestino altrettanto clandestinatamente ospitati nelle stanze dell’allora centro Culturale San Carlo, e cioè che “ogni testo è in cerca di un lettore e tutti noi scriviamo per un pubblico seppur nascosto”  (infatti il tu, diceva sempre Brasioli, è anche il participio passato di taciuto, in francese; non so se è vero ma mi sembra tirata, aggiungo io),  ugualmente io scrivo per i fatti miei. E il pubblico me lo tengo, semmai, immaginario e che applaude sempre, oltretutto, poichè son io a immaginarmelo. Questo blog, perciò, è così com’è: specchio di un rompipalle; e aggiungo, anche se non c’entra granché,  che sarà probabilmente l’unica cosa che potrò lasciare in eredità a mio figlio (che culo che c’ha…) e di conseguenza ci scrivo con l’intento di suscitare un unico consenso: il mio. Forse anche il suo, ma non so. Detto questo, proseguo. 

Allora: stasera hanno parlato in tivù di Rosalia Lombardo (la piccola sacrificata all’orgia affettiva del clan di Facebook) e di Alfredo Salafia, imbalsamatore palermitano: l’hanno descritta come una “bambina” e non come una mummia, hanno parlato della sua famiglia e del fatto che lei è esistita come essere umano. Quindi la cosa ha una notorietà maggiore di quella che quattro pirla di Facebook potrebbero immaginare: ne parlano in tivù. Gianluca Nicoletti afferma che qualcosa esiste quando appare in tivù: questa ne certifica l’esistenza e il diritto a parlarne in giro, sdogana l’argomento. Rosalia è stata quindi sacralizzata. Il suo sacrificio, in nome della sensualità estiva altrimenti incolmabile e irrealizzabile, invece, non ancora. 

Poi, dopo la trasmissione, ironia, della sorte: pubblicità di Dolce e Gabbana. Siculi anch’essi. Pubblicità di se stessi e prodotto assente come sempre, un lui e una lei avvinghiati da passione estiva in una qualche baia blu mediterronea. Pochi secondi dopo: un gelato al cioccolato noir e peperoncino, sorbito voluttuasemente. Ecco perché la bambina mummificata fa notizia: è il suo contrasto con quanto trasmesso dallo spottume quotidiano a farne un caso. E’ conservata, seppur stranamente, forse inadeguatamente o troppo adeguatamente, mentre tutto è fatto per sciogliersi voluttuosamente come il gelato al cioccolato al passar della lingua e allo stringersi delle labbra, come l’abbraccio estivo di un canottierato “guy” mediterroneo nello scenario dei faraglioni digitalizzati. Se qualcuno dei telespettatori avesse letto “Qual è Takete, qual è Maluma” avrebbe forse potuto intuire o capire qualcosa sulle logiche della pianificazione e dei palinsesti. Se lo si trova in giro, quel libro lo consiglio.

2 Risposte

  1. tu sei tutto questo e molto di piu ma non vogllio metterti in imbarazzo con tutti questi complimenti ma sono sincera e dovevo dirti quello che penso di uno che va sfottendo i mortigrandissimo idiota quando pensi una cosa da ora in poi tienitela x te minchionazzo che fa rima con ……….

  2. Penso che del tuo commento farò un post da tenere a monito per l’umanità. Magari in home page, adesso vedo. Ok?

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