28 giugno, San Facebook

E’ questo il giorno del rito baccanale che una parte della social community si autodestina immolando Rosalia, una bambina piccola, quale primo, nuovo, sacrificio umano dell’era facebookiana. Manca come sempre la carne: il luogo è virtuale, la bambina è mummia. Non c’è altare ma un group, non c’è lama né sangue liquido. Ma la protesi del nulla ingloba comunque e restituisce, vomitandolo on line, il corpo oltraggiato di una bimba di due anni. Tutto avviene senza avvenire.

Al tempo stesso, ricompare dai ricordi della x-generation, dentro a una cassetta postale, un disco “vinilico” ma candido, nella sua busta di carta avana imbottita: è “il soldato marmittone”. E lancia con la sua presenza il suo caveat on line. La vita resta fatta di materia. E dice: “Attento: ti aspetta una granata e non la fidanzata! Attento a te, attento a te, attento al tuo cavallo-lo, attento a te, attento a te, attento a questo e a quello-lo”.

Intanto Riccardo mangia veri babà: questa è vita. Si sceglie nell’istante (anche se virtuale).

Dall’immagine tesa
vigilo l’istante
con imminenza di attesa -
e non aspetto nessuno:
nell’ombra accesa
spio il campanello
che impercettibile spande
un polline di suono -
e non aspetto nessuno:
fra quattro mura
stupefatte di spazio
più che un deserto
non aspetto nessuno:
ma deve venire,
verrà, se resisto
a sbocciare non visto,
verrà d’improvviso,
quando meno l’avverto:
verrà quasi perdono
di quanto fa morire,
verrà a farmi certo
del suo e mio tesoro,
verrà come ristoro
delle mie e sue pene,
verrà, forse già viene
il suo bisbiglio.

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