Carlo Marazzi era un copywriter. Il primo copy che io abbia mai conosciuto, quello che mi ha insegnato a scrivere le quattro cagate che so scrivere… Prima di lui tentavo di scrivere come Giovanni Testori, che ho incontrato un po’ più che diciottenne - io, non lui - e frequentato per un po’ conoscendone il genio e ingessandomi però anche un po’ la prosa. Testori andavo a trovarlo nel suo studio di via Brera a Milano e lui mi dava alcune dritte per una tesina che dovevo preparare per la scuola e che alla fine mi autografò certificando, bontà sua, che la qualità c’era… o almeno c’era stata la supervisione sua sul lavoro mio. Testori scriveva così (o meglio io scrivevo così tentando di imitare Testori) come ora vi mostro; se il tema era per esempio “oggi piove”:
“Le nuvole. Nel cielo, quel plumbeo cielo milanese di quella Milano che fu visto dai nostri avi, che fu dei nostri padri, che fu vista dai nostri avi e dai padri dei nostri avi e che i nostri avi osservavano, che i nostri padri guardavano mentre gli si mostrava, quel cielo non solo visto: ma sentito nei temporali, sentito che arrivava, sentito che poi bagnava, percepito nell’umidità del dopo, che si promanava e che si proclamava, al tempo dei nostri padri. Quel cielo che fu dei nostri avi e i nostri padri ancora possedevano…”
Era circa così. Ecco, io con questo modo di scrivere avrei dovuto fare il copy. Avrei forse potuto dire:
“Compra il budino e vinci il cucchiaino, il cucchiaino del budino e il budino del cucchiaino” ?
Roba dura. Per fortuna incontrai Carlo Marazzi, appena arrivato in agenzia - io e non lui - che m’insegnò le prime cose: come si fa una head, come si stende una bodycopy, come si redige una copystrategy. Carlo era geniale, a mio parere. Genio e come quasi sempre e tutti i geni: incompreso. Di lui ricordo molte cose… Mi lasciò, prima di andarsene dall’agenzia, alcuni dattiloscritti con sue poesie. Non le trovo più, ora che ho traslocato, ma eccone una che riporto approssimativamente a memoria.
“Invitato a una serata di metonimia a casa di anacoluti da poco conosciuti non sopportavo i pleonasmi ometeleuti del mio vicino, evidentemente poco aduso a frequenti ditirambi ascellari.
…
In breve già ne avevo le paragoge assai anapeste.
Per fortuna ecco che al mio fianco si siede una bella filastrocca.”
Geniale.
Mi chiamo Astrid, e magari sai chi sono. Ti scrivo dopo aver letto il tuo blog su Carlo Marazzi. Io ho l’originale della poesia che tu hai scritto. Ho trovato il tuo sito dopo aver cercato il nome di Carlo su google. Che coincidenza!
Spero che questo primo contatto possa aprire per me una finestra sul mondo di Carlo.
Spero di avere presto una tua risposta, per ora ti saluto e ti ringrazio.
No Astrid, non so chi sei. Carlo mi ha parlato di alcune donne che conosceva o aveva conosciuto e lo faceva sempre con grande ironia, devo dire anzi una rispettosa ironia. Non ne ricordo però i nomi. Sono contento tu voglia sapere di più su Carlo, anche se in realtà io non sono la persona che meglio l’ha conosciuto (Alessio, Elvira, sono le persone che ho già contattato e che molto hanno lavorato con lui e spero si facciano vive). Certo che come dici è veramente una grande coincidenza, erano mesi, anni che avevo questa idea… ciao e grazie anche a te.
ps: se vuoi mandarmi il testo completo della poesia lo rendiamo diponibile online.
ciao
sono quell’Alessio di cui si parla a proposito di Carlo.
Se lui era il copy, io ero l’art.
Con Carlo mi sono trovato bene da subito, abbiamo lavorato fianco a fianco, con l’aiuto di Elvira, per quasi due anni.
Era un valido professionista, con una grande esperienza e per me, giovane art director alla prima esperienza con la “grande agenzia” è stato un aiuto importantissimo.
Di Carlo mi ricordo una grande ironia e alcune fissazioni simpatiche che lo rendevano “personaggio”:
una fastidioso rumorino del neon sopra la sua testa che a suo dire non lo faceva concentrare e che lo innervosiva molto, le famose “misteriose” (le polpette della mensa) che sconsigliava di assaggiare, le incredibili e surreali punizioni inventate per punire la segretaria che non gli passava subito le riviste di categoria, la famigerata “canna del gas” (niente di preoccupante, era solo quando era un pò a corto di quattrini).
E poi la sua vita, la figlia che non vedeva da anni, i suoi problemi di salute.
Avevamo anche un’altra cosa che ci accomunava… il cognome, anch’io come lui Marazzi. Immaginatevi che coppia creativa, Marazzi&Marazzi (abbiamo vinto anche una gara per le Ceramiche Marazzi e questo faceva divertire tutti, cliente compreso).
Devo dire che il suo ricordo non mi ha mai abbandonato… credo che Carlo, anche grazie a questo blog, sia ancora tra noi.
Ciao Alessio, mi ha scritto Astrid raggiungendomi anche sulla mia email e mi ha detto del suo grande interesse a saperne di più su Carlo. Io non posso che confermare quello che hai detto e aggiungo che se rintracci Elvira credo potrà darci ulteriori contributi. Io metto a disposizione il mio blogghetto finchè serve… ciao.
Aggiungo solo che da oggi inserisco qui una categoria: Carlo Marazzi.