No. Questa particella che mille volte al giorno diciamo, pensiamo, interponiamo nelle nostre relazioni, capace di chiudere una porta ma anche di aprirne al contempo quante altre. Un autorevole vocabolario definisce così questo piccolissimo lemma: negazione equivalente a una frase negativa, usata specialmente nelle risposte (si contrappone a sì). E’ tutto? Forse che sì, forse che no.
Cos’è il “no”? Non saprei… Forse è solo un’altra forma per affermare qualcosa o qualcuno (Qualcuno…): pensate alla formula del Credo battesimale, quando rinunciamo a Satana diciamo sì a Dio, affermiamo Dio. Altre volte il “no” è solo una scusa, uno schermo per non uscire dalla nostra ristrettezza mentale, per non giocarci fiduciosamente: pensate quando invitate (o avete invitatato!) la vostra ragazza (o ragazzo, dipende…) a uscire con voi e lei/lui rinunciano (soprattutto, ahinoi, i ragazzi, accampando alibi come le partite della nazionale!). Meglio usare il “no” nel primo modo!!!
Non nego che non sarebbe necessario non usare il “no” in maniera non irrazionale.
Ciao Buso, il no della rinucia battesimale è forse l’unico che è un sì.