Essere o non essere (felici)
“Non eravamo più felici. Per cui di comune accordo abbiamo deciso di lasciarci.” Così Rossella Brescia, ballerina e conduttrice di Colorado Cafè ha annunciato la fine del proprio matrimonio con il regista tv Roberto Cenci. Riprendo la notizia da Corriereonline di oggi, che a sua volta riprende un’intervista al settimanale Chi, che a sua volta avrà almeno sentito Rossella Brescia, spero. “Non eravamo più felici”. Questa la frase che mi ha colpito e perciò nello scorrere le odierne rassegne mattutine l’occhio svirgola e si ferma non (solo) sulla politica, non sull’economia. Non eravamo più felici. Finalmente, vien da dire, un’affermazione che non sia: non ci capivamo, avevamo caratteri diversi, lui guardava la partita, mi mentiva, guardava le altre, non ci riconoscevamo guardandoci, tornava tardi, gli puzzavano i lobi delle orecchie e via dicendo. “Non eravamo più felici” dice del grande anelito, della grande speranza, della grande intuita promessa che sta in ogni unione; dice anche della sua dimensione, e vocazione, pubblica. Dice di come la coppia sia fatta per la realizzazione dell’io; infatti la felicità è singolare: essere felici insieme non significa che “felici” è fatto di un pezzo parziale di felicità singola. Felici, è la felicità di entrambi, uno per uno. Niente di logico in tutto questo (siamo su il-logico) eppure umano.