O la “chemio” o la vita
A Varese una mamma è malata di tumore. Le dicono che se non fa la chemioterapia muore. Lei, Stefania, rifiuta per non danneggiare il feto e muore dopo aver partorito un bambino. Lascia il marito (in verità i giornali, del 28 marzo, dicono “compagno”) e un’altra bambina che ha già tre anni. Muore 45 giorni dopo il parto e quindi avendo avuto la possibilità di guardare, tenere in braccio e stringere il suo piccolo. Era cristiana ma non cattolica, dicono di lei in famiglia, e con un atteggiamento “personale” di fronte alla religione.
La domanda rimbomba: scelta logica o illogica?